martedì 24 novembre 2009

Consiglio di classe

Consiglio di classe Istituto Omissis-
Classe I media sez. omissis
Roma 18 novembre 2009
Oggetto: riunione Consiglio di classe del 13 novembre 2009
Gentilissimi Genitori
All’esito del consiglio si informano i genitori, in particolare degli alunni maschi, che il corpo insegnante si è lamentato del comportamento poco disciplinato dei menzionati alunni durante lo svolgimento delle lezioni.
Pertanto si invitano i sig.ri genitori a sensibilizzare i propri figli al fine di consentire il migliore svolgimento delle lezioni senza interruzioni, nell’interesse dell’intera classe.
Certo della vs. cortese collaborazione, colgo occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
Il rappresentante di classe
Sig. Omissis


Amore mio volevo dirti che devi avere pazienza, hanno perso la testa. Evidentemente stufa di essere riempita di pensieri morti è scappata su una petroliera, nessuno ne sa più niente e sono mesi che non scrive.

Adesso provo a sensibilizzarti.

Come coreuti (1) le tue professoresse hanno annunciato la tragedia, strappandosi le vesti davanti a giovani buoi scappati dalla stalla, loro così attente, democratiche, partecipative, assertive, educate, sicuramente laureate, messe lì a fare guardia, a programmare, a pianificare gli obiettivi formativi, ad individuare i criteri di valutazione, a selezionare gli indicatori di monitoraggio, a pesare i debiti, a confrontare i crediti, a misurare l’efficienza e soprattutto l’efficacia del processo formativo, e anche di quello didattico educativo, con particolare riferimento al profilo di socializzazione senza dimenticare quello, ancorché forse un po’ meno prioritario, dell’apprendimento e, se proprio butta male, a far volare i sette in condotta che con le buone o con le cattive qui si deve capire la funzione della scuola, la responsabilità educativa, l’autorità formativa, il compito di educare, di integrare, di socializzare, di condividere e di redimere qualunque fantasia, qualunque accenno di libertà, fosse anche solo il gesto distratto di mettere un piede fuori dal recinto.

Ti stai sensibilizzando almeno un po’? Dai proviamo.

Non capisci che lo stipendio arranca, la precarietà è nel ruolo ma anche senza ruolo, avendo questa ormai a tradimento acquisito il dono dell’ubiquità, i tagli alla scuola pubblica si annunciano fin dal mattino con le bidelle (si dice personale ATA, ata come ata, come bidelle) che sciabattono (2)  lungo i corridoi, l’intonaco cade a pezzi, speriamo che non piova, e non vedi le tue insegnanti svolazzare in sala professori, catturate dall’affanno di non sapere come maneggiare questi ragazzini (soprattutto i maschi), verso i quali, per sortilegio, non provano più nulla?
Deserto, isolamento, estraneità, come te lo devo spiegare? Han perso tenerezza, sensibilità, emotività, capacità di riconoscere, e sperano che l’integrazione, ma anche la partecipazione, benché quest’ultima sia stata sempre più pigra per natura, le liberi dal trascorrere del tempo, che otto ore sono in sé troppo durature quando l’amicizia è parola scandalosa.

Bene, poiché credo che almeno un po’ tu ti stia sensibilizzando, ti racconto come è andata.

Ad un certo punto stanche del chiasso, di quella tramontana che come figli del vento trascinate ogni giorno in classe per far cambiare l’aria, e non sapendo come scappare dalla gabbia hanno convocato un bel Consiglio(3) di classe, luogo della democrazia partecipata, della crescita dal basso, delle decisioni condivise, dell’integrazione, della partecipazione, della socializzazione, dell’avvicinamento dei punti di vista, e per dirla tutta, spazio per fare chiarezza, per sgombrare il campo, mettere al centro i problemi, individuare il colpevole, votare democraticamente all’unanimità il passaggio di palla e, con un certo sollievo, scaricare il barile.
In quel clima di rarefatto galateo che rende agevole il girare intorno ai discorsi particolarmente attenti, prudenti, al limite insinuanti, muovendosi guardinghe sempre dentro la misura, nei margini, fra le due righe, hanno lasciato che la verità passasse sotto traccia, clandestina alla possibilità delle parole che in quei territori si formulano nella neutralità, nell’equilibrio, nell’equidistanza.
Al Consiglio ha partecipato (e come poteva mancare) un rappresentante dei genitori, elemento democratico partecipativo condiviso messo lì a dare voce a tutte le sacre famiglie, che come dovresti sapere vanno integrate nella scuola e la scuola, anche lei, va integrata nella famiglia, elemento successivamente indotto a firmare, per spirito di servizio, l’informativa finalizzata alla tua sensibilizzazione con cui ha accettato, a testa china, anche la malcelata reprimenda verso le sacre famiglie, abbastanza disintegrate in tutto il resto.

Certo sarebbe stato un finale sorprendente se avessimo potuto beccare la verità in flagrante: se per rassegnazione, o per arrendevolezza si fossero tutti lasciati andare ai sentimenti, anche quelli più confusi, disordinati, quelli che alla fine ti ritrovi ubriaco e un po’ felice.
Se avessero detto, Bene signori siamo stanche, sarà colpa degli ormoni, del cambiamento climatico, del riscaldamento globale, ma davvero i vostri figli sono insopportabili: è vero sono solo 12, hanno solo 11 anni, sembrano piccoli, sembrano innocenti, sotto quei capelli arruffati, gli occhi pieni di sonno la mattina e ancora nessun falso rimpianto con cui fare i conti, ma sono così refrattari all’ordine, alla regola, la testa piena di fantasie, forse troppa bellezza, tutta quella meraviglia che hanno di riserva, che davvero non sai come togliergli il vizio e finalmente infilarli nel programma e se non nel programma, quanto meno nell’obiettivo formativo, e dico se non nell’obiettivo almeno in uno straccio, dico uno straccio di competenza di base.
Ma forse noi davvero non sappiamo più. Non sappiamo da dove ci arrivi tutta questa stanchezza, il senso di inutilità, forse è colpa di questa astrazione, questa gravosa immaterialità che ha reso il nostro esistere così estraneo, separato, e in quest’autunno troppo urbano perché ci si possa davvero accorgere delle ragioni delle foglie, vorremmo chiedervi se per favore potete scongiurare i vostri figli di fare meno casino.
Potete?


Note
(1) Amore, coreuta è uno dei 12 o 15 elementi del coro della tragedia greca, non è una parola brutta. Il capo dei coreuti si chiama corifeo, ma puoi fare a meno di ricordartene.
(2) Sciabattare, condursi nell’esistenza in ciabatte fuori dall’orario e dal luogo domestico, che immancabilmente produce uno sciabattio, rumore analogo a sciattume in movimento.
(3) Senti come finisce in iglio Consiglio, suono che non promette niente di buono a meno che non spunti dal cappello di un mago.
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