sabato 18 maggio 2013

Il cane, l'orso e la coperta



Un cucciolo di cane molto piccolo, di molti colori, con una coda molto paffuta, le orecchie né su né giù e un'infinità di peli arriva su un'isola deserta di uomini insieme al suo padrone, che non si sa quale mestiere faccia, ma si sa che deve fare qualcosa di specifico sull'isola in questione. Noi vediamo le vicende dal punto di vista del cane, per questo il mestiere del padrone è irrilevante. Come pure è irrilevante se sia buono o cattivo, bello o brutto e così via. I cani amano senza condizioni e non cercano la moralità in quanto sono morali e non c'è niente di più immorale della ricerca della moralità. Tutto questo potrebbe dirla lunga sulla loro capacità affettiva.
Il padrone fa le sue misteriose cose sull'isola e il cucciolo la perlustra.
Verso mezzogiorno e un quarto incontra un piccolo orso. Non sappiamo dove sia la madre. Sappiamo che non è morta. Lo si capisce dallo sguardo del figlio. Il fatto che l'orso sia un figlio è fuori discussione. Potrebbe essere, la madre, andata a cercare da mangiare, a grattarsi con un albero, a scopare con un orso. Non si sa. Ma non c'è. Anche perché se ci fosse stata la storia d'amore tra cane e orso sarebbe nata più lentamente. Invece è velocissima. I due si innamorano perdutamente. E si dividono tutto nell'isola, isola compresa, per un lunghissimo, eterno periodo di tempo. Il padrone finisce il suo misterioso lavoro. Prende il suo cucciolo, salgono sulla barca e si allontanano. Il cucciolo si dispera. Ma l'orso si disperaanzidipiù. La disperazione dell'orsacchiotto è la disperazione di tutto ciò che è vivente dalle origini del cosmo a ora che sono le 10 e 23 del duemilaseiesimo ventiquattro maggio dopo Cristo e prima di non si sa cosa.
Passa del tempo. Il padrone è sempre uguale. Il cucciolo è un cane adulto. Tornano sull'isola. Il cane si precipita alla tana dell'orsacchiotto. Che è diventato un orso smisurato. Il cane lo riconosce immediatamente e si incucciola. E' tutto una festa. L'orso è molto infastidito da questa manifestazione di immaturità. Chiaro che non lo riconosce. Il cane fa il pazzo. L'orso gli dà qualche zampata per allontanarlo. Potrebbe dividerlo in trentasette parti uguali, ma non lo fa. In sostanza gli dice togliti dai coglioni. Il cane soffre come un cane. Tutto questo dura un tempo interminabile. Dopo un'oretta il padrone richiama il cane e tornano alla barca. Il cane è disperato. Si allontanano. L'orso si avvicina alla riva. E allora si ricorda tutto. Ricorda la disperazione universale che ha provato vedendo andare via una barca con dentro un animale e l'amore. E ora che ha sviscerato i meandri del pensiero acuto e ne ha fatto un nodo savoia sa disperarsi ancora di più e ancora meglio. La sua disperazione non finisce neanche quando la barca finisce dal mare.
Ma il tempo dell'attesa non si attraversa mai, perché è un tempo che non si consuma.
Gira intorno a sè stesso come un cane arrabbiato con la sua ombra e per questo, almeno così dicono tutti, chi aspetta non invecchia come gli altri e ha un modo tutto particolare di sembrare giovane  perché prigioniero di un tempo incapace di proseguire la sua strada.
Il tempo dell'attesa è fatto di poche ore, una manciata di istanti, sempre gli stessi: gli stessi secondi, gli stessi minuti, lo stesso straziante rintocco di orologio che finge di segnare un movimento che non c'è e non può accadere.
E poi è cattivo e ti illude: si traveste di nuovi giorni, ma sono sempre gli stessi, ti illude che la luna alta nel cielo porti nella sua pancia d'argento il presagio di un'alba diversa, ma niente, tutto ritorna nel non ritorno, tutto inizia senza principio e soprattutto non finisce.
Il tempo che sta in mezzo fugge alla trama degli eventi.
Quel respiro fitto del mondo che vive, e ogni respiro è un granello di tempo diverso e ogni granello di tempo è gonfio di un evento piccolo, quasi invisibile, e conta poco, cosa vuoi che possa contare un evento piccolo piccolo dentro un granello di tempo, ma i granelli si riconoscono e si tengono per mano e si infittiscono, stringendosi gli uni agli altri come punti croce e punti erba su un lenzuolo di nozze che le donne con pazienza ricamano, e tutti insieme, i più vicini e i più lontani, ricoprono il mondo, e un cane capitato per caso (perché gli eventi si sistemano sempre a caso) incontra un orso che se ne frega, e se ne frega perché gli sono capitati i granelli di tempo indifferente, altra cosa sarebbe stata con granelli più attenti. Ma tant'è i granelli vanno a caso, secondo il loro capriccio si mettono insieme e ricoprono il mondo e il mondo respira di eventi che gonfi stanno nella pancia del tempo e sono come bambini nei marsupi di pelo che guardano il mondo che respira di sotto e a volte è un orso che non capirà.
Ma poi. mica finisce.
Perché se puta caso la trama degli eventi (non tutta, solo quel pezzetto di coperta) decide, contro la sua stessa natura, di restare appiccicata a qualcosa, allora succede che quel frammento di trama ti si avvolge fitto fitto addosso e sono sempre gli stessi granelli di tempo e i loro eventi rinchiusi nei bozzoli panciuti che ricopriranno la tua vita e, per miracolo, il tempo non passerà.
Per questo il cane è ancora lì che aspetta e pure l'orso a modo suo, con tutta la sua peculiarità di pelo bruno che non sa che fare.
La trama non si è ancora disfatta e va a finire che si stanno tirando la stessa coperta che è corta per forza di cose.
Poiché la tirano ognuno dalla sua parte il tempo non si consuma, i granelli di tempo rimangono lì, sempre gonfi degli stessi piccoli eventi appiccicati a quella parte di mondo che, da un certo punto di vista, va dalla coda di un cane alla schiena di un orso. Ma questo è solo un modo semplice di guardare le cose.
E' evidente che poi la trama degli eventi farà succedere qualcosa. Solitamente tutta la trama che è già molto lontana e continua a farsi e disfarsi nei suoi modi infiniti, ad un certo punto si accorge che le manca un pezzetto voltandosi indietro, sentendo che qualcosa le manca  perché alla trama degli eventi non sfugge mai niente.
E sono dolori quando  la trama degli eventi  si volta di scatto a cercare un pezzetto di sè che si è perduto o cacciato nei guai (e questo succede più spesso) perché, girandosi come una ballerina di tango,  tira di un botto gli eventi tutti da una parte ed è ovvio che ne capitano di tutti i colori  in quanto  interi pezzi di mondo rimangono senza coperta.
Fortunatamente dura poco e le cose prima o poi si sistemano.
Così, a volte, è necessario che la trama degli eventi si riposi su di noi in modo diverso, richiamando i pezzetti perduti, distratti nel dispetto di appiccicarsi da qualche parte, gioiosi di ripetersi per un pò.
Succede che lì nei pressi (è tutto nei pressi, in questo momento una galassia blu respira nella finestra di un computer) ora è possibile assistere al non incontro di un elefante e di un colibrì. L'elefante immenso, pochi battiti di cuore al minuto, infiniti tempi in un'ora, lento come un elefante; il colibrì, minuzia, ipotesi di uccello, migliaia di battiti al minuto, veloce come un colibrì. Se si trovano nello stesso posto non si vedono, perché la loro mente vive tempi diversi. Dunque in questo momento sono l'uno di fronte all'altro (questo è reso possibile dal fatto che il colibrì vola) e si guardano. Ma non si vedono.
Li vede il cane. Li vede l'orso. E dacché il cane e l'orso vedono un fenomeno che si sta manifestando nei pressi scoprono, non necessariamente nell'ordine:
che non basta essere nello stesso luogo per incontrarsi, se si vive un tempo diverso.
che poiché il colibrì e l'elefante sono oggettivamente nello stesso luogo e nello stesso tempo o l'elefante e il colibrì non esistono o non esistono lo spazio e il tempo.
Optano per la seconda ipotesi, in quanto entrambi vedono l'elefante e il colibrì, ed entrambi non vedono lo spazio e il tempo.
Realizzano dunque che qualcosa che non esiste sta impedendo a due creature di vedersi.
Realizzano inoltre che quello che sta impedendo alle due creature di vedersi è la loro idea dello spazio e del tempo.
E mollano la coperta.



ControFinale
E comunque non si sa se siano davvero loro a mollare la coperta oppure la trama a volerla indietro a tutti i costi.
Se la trama si accorge che le manca un pezzetto, un piccolo buco nel suo manto cangiante che le turba l'umore, si mette a fare un tale casino che poi è ovvio che gli elefanti e i colibrì non si vedono pur essendo nello stesso luogo. Se la trama dei granelli di tempo gonfi di eventi si arrabbia succede che intere parti del pianeta rimangono senza eventi, una siccità, una carestia di accadimenti, mentre altre parti ne hanno troppi e sono soffocati di cose che accadono.
Oppure può succedere che nello stesso pezzetto di mondo ad un elefante capitino granelli di tempo bucati, a cui gli eventi sono scivolati via, ed è per questo motivo che non vede volare il colibri che, diversamente, si ritrova a sbattere le ali in una nuvola di eventi senza guscio di tempo.
E' strano che il cane e l'orso se ne siano accorti. Questa è una cosa inspiegabile.

Scritto da SuSeMt fra il24eil29maggiodel2006

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