venerdì 31 maggio 2013

Riunione politica - convocazione


2008? 2009?

Rispondo a questa ma è una comunicazione di servizio.
La riunione (cena inclusa) è a casa mia in Via ............Roma,
scala B int. 13, 4° piano, citofono ......
Ore 20:00- 20:30
Si tratta di una riunione, prepariamoci con serenità, la cena sarà frugale, oppure no, dipende da come mi gira.
Stiamo diventando ridicoli, patetici.
Se il volersi bene significa questo, amiamoci di meno, anzi sono convinta che se accetto che alcuni di voi mi stanno davvero sul cazzo, proprio per questo riuscirò a collaborare meglio con loro.
Perché, per lo meno, non ci sarà sto appiccicume personale, socio-affettivo, meta-relazionale, super-intimo, a imbrigliare il senso, la direzione, l'azione, il detto per sbaglio, il detto per giusto, il detto senza intendere di, il detto intendendo proprio il non detto, le chat logorroiche e le riunioni impossibili e tutto questo, li mortacci del miracolo, perché è un miracolo, tutto questo contemporaneamente e tutto insieme, nell'asincrono delle intenzioni e dei distinguo che si incontrano  in un punto di spiegazione e riflessione nella piazzetta delle nostre mail, dove uno ma ciascuno a turno e nessuno escluso,all'improvviso si trova in gogna, sotto processo, e io dico, perché lo dico, sotto processo da chi? da uno ma ciascuno nel suo turno, e nessuno escluso, ovvio.
La bellezza dell'entropia, niente può tornare al suo posto.
Potremmo ricominciare da qui: facciamo finta che ci odiamo. Tutti contro uno, ognuno contro tutti e contro ciascuno in un dettagliarsi di motivi tutti giustificati, in quanto presenti al pensiero individuale, che per un attimo, diventa sapere collettivo, episteme, potere, per poi cambiare idea subito dopo, e nel voltagabbana delle opinioni, si dirige verso altro sapere, verso altro episteme, verso altro potere e li si sofferma, ma sempre per un attimo.
Stasera comincerò a togliervi il saluto, anzi propongo che entrando in casa ci si sputi anche un po' in faccia, magari sulla soglia così non sporca.
Io sono bravissima a sputare. All'occhio.
Mi sta arrivando un'onda di sdrammatizzazione inaudita. Mi sta venendo un impeto comico, ironico, satirico, sardonico, non credo che mi passerà prima di un anno.
Qualcosa volge ormai all'irriverenza. Mi chiamo irriverentemente fuori da questa serietà e non ho intenzione, mai più, di esservi ricondotta.
Mi è tornata la voce eretica, il riposizionamento nello sberleffo, nella burla, nel giullarismo migratorio e resistente. Molto resistente.
Sto ridendo a crepapelle di noi, del fatto che, per vera jattura, non riusciamo a  resuscitare i morti, non riusciamo a fare giustizia dei morti, non riusciamo a far cambiare idea alla gente, non siamo razzisti con l'esterno, questo no, per carità, ma tutto il razzismo lo viviamo al nostro interno, riversandolo nel nostro piccolo cortile, e poi R. è stanco, e I. è dispiaciuta, e io mi sono avvilita, e S. ha sofferto, e C. è ucciso, e E. si è sotterrato ululando per giorni, e V. ha la bronchite, tutti abbiamo covato rivalsa in modo che l'uno, tutti, ciascuno a turno, sia riconosciuto dall'altro, da tutti, da ciascuno a turno.
E daje..
Ci vorrebbe un orgasmo, anche piccolo.
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