mercoledì 9 dicembre 2009

Dispensario delle parole estinte: Ubertà

"- L’abondanza d’una miniera sta nel molto metallo che da quelle si trae; la ricchezza, nel valore di esso metallo. L’abondanza può produrre ricchezza. – Laveaux.

Abondanza gran quantità di cose di specie qualsiasi; ricchezza, possessione di danari non pochi, e di beni che servono agli usi del vivere; opulenza, quantità di agi e di potere, forniti da larga ricchezza.

L’abondanza può essere nociva, la ricchezza inutile, l’opulenza è sempre goduta.
In un paese privo di commercio e d’industria, l’abondanza delle miniere non è per anche ricchezza.
L’avaro è ricco ma non opulento.

- Ricche, e le persone e le cose; opulente, solo le persone, o le città e i regni, guardati come persone.
Si può godere una certa abondanza, e non esser ricco; può il ricco stentare, e non vivere in abondanza. – Boinvilliers.
- Dovizia è quantità che serve appieno all’uso, e ne sopravanza alquanto. Ubertà è abondanza dei doni della terra e degli animali che l’agricoltura educa e alimenta. Ha qualche traslato. – Gatti."

Niccolò Tommaseo, Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana, quarta edizione milanese accresciuta e riordinata dall’autore, Milano per Giuseppe Reyna, Librajo-Editore, M.DCCC.LVIII

Voce 72 – Abondanza, Ricchezza, Opulenza, Dovizia, Ubertà

http://books.google.com







martedì 8 dicembre 2009

Dispensario delle parole estinte: Abondanza, Copia

"Copia è meno. Ci può essere copia di una cosa senza abondanza. La voce abondanza sta di per sé, ed ha efficacia; copia perché acquisti peso uguale all’altra, ha bisogno dell’aggiunto di grande, grandissima. Per questa ragione diremmo col Boccaccio: abondantissima copia; ma non potremmo: copiosa abondanza.
L’esser più generico e men forte dà a copia un qualche vantaggio.
Ed è, che abondanza può prendersi in senso più facilmente sinistro che copia. Copia di parole, senz’altro, non indica mai difetto; abondanza di parole, piuttosto. Questa differenza, in alcuni casi vera, viene dall’origine, copia da co-opes; abondanza da ab-unde.
La gran quantità di liquidi può essere molesta e nociva. E così si dimostra ancora perché copia abbia sempre buon senso, dove abondanza può dirsi anco d’errore o di male; perché l’opes latino non aveva mal senso.
L’abondanza è più relativa; è più assoluta la copia.
Anche il poco è abondanza a chi ha pochi bisogni; ma questa abondanza non si potrebbe dir copia. Un villico nuota nell’abondanza, possedendo tanta quantità di cose, con quante sarebbe poverissimo un magistrato.
Ma quand’io dico copia, astraggo (per quanto da idee di quantità è possibile astrarre) dal maggiore o minore bisogno, e intendo indicare notabile quantità."

Niccolò Tommaseo, Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana, quarta edizione milanese accresciuta e riordinata dall’autore, Milano, per Giuseppe Reyna, Librajo-Editore, M.DCCC.LVIII
Voce 69 – Abondanza, Copia, pag. 12


Dispensario delle parole estinte: Ardenza, Arsione

“Nel traslato, ardore, vale la continua od almen prolungata intensità dell’affetto: ardenza, l’intensità momentanea. Nell’ardenza dell’ira, anco l’uomo più mite può lasciarsi andare ad eccessi; l’ardor dell’amore trasporta ad atti sconvenienti anco i più saggi.

Più: ardore è anco di sentimenti nobili e puri (2); l’ardenza è un momento che ha del pericoloso, per lo meno, e del soverchiamente vivace.
L’ardor dell’amor puro messo al cimento, si trova talvolta in certo stato d’ardenza che non è tutto platonico: egli è perciò che conviene evitar l’occasione.
L’arsione è nella gola; viene da sete difficile a vincersi o dal calor della febbre: l’arsura è ne’ campi; vien dalla calda stagione.”

Niccolò Tommaseo, Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana, quarta edizione milanese accresciuta e riordinata dall’autore, Milano per Giuseppe Reyna, Librajo-Editore, M.DCCC.LVIII
http://books.google.com
Voce 44- Ardore, Ardenza, Arsione, Arsura, pag. 8
(2) BUONARROTI: Questo possente mio nobile ardore Mi solleva da terra.


domenica 6 dicembre 2009

8 anni

Il giorno dopo il mio ottavo compleanno mio padre mi disse parole gesticolanti e frettolose che subito svanivano, vinte dalla soggezione e da un amore timido.
Mi parlava attraverso l’allegria giocosa di chi ti aspetta dall’altra parte, perché lui dall’altra parte c’era già.
Poi si dileguava come il vento, lasciandomi nel naso l’odore di ferro e di plastica con cui alimentava macchine giganti, dinosauri alla catena che sbattevano i denti in un fragore senza tregua, secondo cadenze ritmate dagli schianti e dalle pause con cui riprendevano fiato.
Torceva gli elementi secondo i suoi disegni, in piedi davanti al tecnigrafo a tracciare forme e a tendere inganni, perché la materia fosse finalmente vinta ad un nuovo senso.
Un giovane Plutone che animava il fuoco, incurante del fato.