martedì 8 dicembre 2009

Dispensario delle parole estinte: Abondanza, Copia

"Copia è meno. Ci può essere copia di una cosa senza abondanza. La voce abondanza sta di per sé, ed ha efficacia; copia perché acquisti peso uguale all’altra, ha bisogno dell’aggiunto di grande, grandissima. Per questa ragione diremmo col Boccaccio: abondantissima copia; ma non potremmo: copiosa abondanza.
L’esser più generico e men forte dà a copia un qualche vantaggio.
Ed è, che abondanza può prendersi in senso più facilmente sinistro che copia. Copia di parole, senz’altro, non indica mai difetto; abondanza di parole, piuttosto. Questa differenza, in alcuni casi vera, viene dall’origine, copia da co-opes; abondanza da ab-unde.
La gran quantità di liquidi può essere molesta e nociva. E così si dimostra ancora perché copia abbia sempre buon senso, dove abondanza può dirsi anco d’errore o di male; perché l’opes latino non aveva mal senso.
L’abondanza è più relativa; è più assoluta la copia.
Anche il poco è abondanza a chi ha pochi bisogni; ma questa abondanza non si potrebbe dir copia. Un villico nuota nell’abondanza, possedendo tanta quantità di cose, con quante sarebbe poverissimo un magistrato.
Ma quand’io dico copia, astraggo (per quanto da idee di quantità è possibile astrarre) dal maggiore o minore bisogno, e intendo indicare notabile quantità."

Niccolò Tommaseo, Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana, quarta edizione milanese accresciuta e riordinata dall’autore, Milano, per Giuseppe Reyna, Librajo-Editore, M.DCCC.LVIII
Voce 69 – Abondanza, Copia, pag. 12


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