domenica 11 dicembre 2016

Linguaggio d(e) genere e uOmanità

1 giugno 2016

Sento da sempre molto fastidio per le categorizzazioni vuote e per quegli oggetti linguistici  come "genere", "pari opportunità", che distorcono il ragionamento. Non esiste il linguaggio di genere, perché deve esistere un linguaggio intelligente, libero e comprensivo della realtà; non esistono le pari opportunità perché può esistere solo l'uguaglianza, e niente di meno. Non dovrebbe esistere il concetto di  violenza di genere, perché una società uguale tratta l'omicidio con la stessa visione e condanna morale. Il linguaggio di genere toglie forza alla prospettiva di una vera uguaglianza e libertà per tutti. È paradossale che se un uomo riceve una violenza, si dice che quell'uomo ha subito una violenza; se invece una donna subisce una violenza, si dice che hanno fatto violenza sul corpo di quella donna. Come se le donne non esistessero come entità, e tutto si giocasse nel limite angusto posto dal linguaggio e dal ragionamento di genere. Sono le stesse donne a cadere in questa trappola linguistica delle supposte differenze, e questo ci pone nel recinto di una minoranza che  va tutelata o al peggio va messa sotto controllo. È però vero che voi uomini, purtroppo, ci ammazzate e lo avete sempre fatto. È un fatto antico che perdura. È un fatto anche che si tratta sempre di delitti efferati, di violenze drammaticamente crudeli, con un profilo di crudeltà che direi tipico, e che non conosce analogie quando voi uomini vi ammazzate fra di voi. Questa è ancora l'uOmanità con cui abbiamo a che fare e nessun linguaggio o cultura di genere, potrà salvarci. Bisogna togliere quella O di mezzo che ingombra l'umanità.
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