domenica 11 dicembre 2016

Segnali di sfiga

6 ottobre 2016

Allora vi racconto. Questa mattina a Roma intorno alle 8:30 esco a piedi per fare un prelevamento bancomat. L'aereo per Torino ore 10:50, valigia pronta, tutto ok. Il bancomat mi dice che il collegamento con la mia banca è  momentaneamente non disponibile. Va be' dico io, prendo la macchina e vado fino alla mia banca. Prendo la macchina e per fare 800 metri impiego un quarto d'ora a causa del casino generato dalla ressa di genitori che in macchina accompagnano i bambini a scuola e pretendono di lasciarli proprio davanti al cancello, in una strada strettissima, che a doppio senso non si passa, e quindi una macchina per volta, 4 frecce, la mamma scende, prende lo zainetto, prende il pupo, lo accompagna al cancello della scuola, risale e così via per almeno 10 pupi. E io perdo il primo quarto d'ora. Arrivo in banca, parcheggio in un buco di traverso lì a caso, arrivo allo sportello infilo la tesserino e lo sportello gentilissimo mi dice che il pin è errato
In panico visto che dovevo arrivare all'aeroporto con un taxi, risalgo in macchina, parlo un attimo con l'Altissimo, cerco di ricordare il Pin  (ho prelevato solo l'altro ieri e lo sapevo anche cantando).
L'Altissimo mi illumina e capisco che invertivo le ultime due cifre. Risollevata faccio il prelevamento e con il pieno di banconote torno a casa, ma non per la stessa strada di prima per evitare gli altri trenta genitori in fila in senso contrario. Tempo totale perso 40 minuti. Parcheggio, faccio localizzazione del parcheggio con car Finder perché altrimenti dopo un minuto mi scordo dove ho messo la macchina. L'app fa fatica a localizzarmi (5 minuti persi) e non mi trova. Lungo la strada verso casa (50 metri), mi anticipo e chiamo il taxi per  andare all'aeroporto: 3570 (occupato????), samarcanda 066551 non risponde. In quel momento una voce ( la segretaria dell'Altissimo) mi suggerisce che forse sarebbe meglio non partire, visto che devo prendere un aereo.  Entro in casa vado al computer cerco altri numeri di taxi e trovo quello del parcheggio di Monteverde. Mi risponde un signore che molto gentilmente mi dice che può venire a prendermi subito. Purtroppo però non riesce a sentire bene al telefono, dice che la mia voce va e viene, riesce a sentire il nome della  via ma non il numero. Per farglielo capire  mi ritrovo a urlare per cinque minuti 208! 208! 208! Alla fine ci intendiamo e arriva. Quando lo vedo gli dico: guardi io me lo sento, ci sono troppi segnali, forse il mio aereo cadrà! E lui, ma no signora che dice, guardi che bel cielo. Forse pioverà , aggiunge , ma più tardi. Vedrà, conferma dopo aver ascoltato il sunto delle ultime vicende, le sue sfortune per oggi sono finite. Arrivo all'aeroporto, check-in ok, controlli sicurezza ok. 
Salgo sull'aereo. Il mio posto è il 17F (17!!). A quel punto sento di dover comunicare ai miei due vicini che è molto probabile che io stia spargendo un bel mucchio di sfiga vera e che sento il dovere morale di avvertirli. Loro ridono e  mi rassicurano, dopo averli edotti delle mie ultime vicende in sunto, e come già aveva fatto il tassista che non capiva il mio numero civico, del fatto che certamente  la sfiga ormai l'avevo consumata. Sulla cappelliera del 17 non c'era posto per la valigia. Vado più avanti e l'unico posto libero era al 13. Dico all'Altissimo: stai scherzando vero? 
Finalmente mi siedo al mio 17F, lato finestrino. Giornata stupenda. Sole e cielo azzurro. Solo qualche nuvolaccia lontana. 
Bene. Ci troviamo sulla pista di decollo e non partiamo. 10 minuti, poi 15, poi trenta. Passa un'ora e noi fermi sulla pista e il cielo diventa sempre più nero. Io chiamo l'Altissimo ma era occupato  e la segretaria di prima mi guarda con un sorrisetto da "io te lo avevo detto".
Ci avvertono che a causa di turbolenze  si è creata coda sulla pista. A un certo punto ci danno il go, e il pilota forse perché si era rotto anche lui o forse perché quando c'è una tempesta bisogna fare così, parte a tutto gas e si getta rombando come un pazzo sulla pista per infilarsi in quella coltre scura che ci aspettava al varco e specialmente me, fin da stamattina.
10 minuti di panico totale, vuoti d'aria spaventosi in cui l'aereo perdeva  quota in modo impressionante per fermarsi con botto tremendo  ogni volta che, fortunatamente, ritrovava aria. Gente che urlava, che piangeva, e pure io piangevo (piano piano) guardando fissa il buco da dove escono le mascherine quando non c'è più niente da fare. 10 minuti di panico totale. 
Sono a Torino adesso e ve lo dico, io aspetto mezzanotte. E nessuno mi venga a dire che per oggi la sfiga è finita.
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