giovedì 15 dicembre 2016

Morte apparente

L'apparente morte dell'ideologia, che secondo i più era foriera solo di guai, come se fosse il coltello a essere colpevole e non chi ne fa un cattivo uso, ha condotto a questa palude di idee confuse, fra cui la più in voga è l'essere né di destra né di sinistra, la quale a sua volta deriva dalla sbandierata morte dell'ideologia di cui anzidetto e, con un sillogismo di poco conto, si determina l'impossibilità (logica) di discutere di fascismo e antifascismo (o di collocarsi in una o l'altra di queste aree ideologiche).
Or bene  (per l'occasione l'anima mia si veste ancor di 900), dovremo avere il coraggio di affermare, una volta per tutte, quanta ci manchi l'ideologia, per il fatto di riverberare in ogni dove le sue idee, una cometa nel nostro cielo avvilito, e la sua luce era il sogno del futuro, la sua profezia.
E dunque appena al di sotto della palude in cui siamo malcapitati, orfani di idee e censori della nostra storia, palpitano ancora le idee, sempre quelle, con le stesse vesti, con lo stesso carico di luce. Per quanto sventurate (come noi), le idee sono vive e ci richiamano alla responsabilità di pensare, di immaginare il nostro destino, e più affermiamo la loro morte, più siamo noi a morire, perché muore il senso dell'umanità.
Noi siamo solo le nostre idee, costruiamo ideologie, ponti verso il lontano.
Senza questa responsabilità c'è solo una sterminata palude di futuro abortito.
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